Eros nel Simposio

Il Simposio, Dialogo della piena maturità di Platone, è ambientato durante un banchetto in onore del poeta Agatone, dopo il quale i partecipanti dissertano sul significato di “Amore”, dando ciascuno la propria versione. I personaggi si susseguono sulla scena e parlano “direttamente”.
Fra di loro c’è anche Socrate, sicché è molto viva l’attesa per il suo discorso su Amore/Eros.
Socrate, però, giunto il suo turno, riporta il discorso di una sacerdotessa straniera, Diotima, che egli indica come sua maestra, facendo suo il pensiero della donna. Quindi Platone sceglie una donna come maestra di vita, ma non potendo farla parlare direttamente, perché le donne erano escluse dai Simposi, utilizza la voce di Socrate, ossia la sua stessa voce.
Eros è qui presentato come un “demone” e non come un dio, concezione decisamente eretica per la teologia e la mitologia ellenica. Non essendo un dio non è sapiente, ma sta in mezzo tra l’ignoranza e la sapienza come fanno i filosofi; non è immortale, ma aspira all’immortalità mediante il generare, e porta a partorire nel Bello non solo il corpo ma anche l’Anima. Attraverso il Bello, è il Bene stesso che si manifesta e attira sempre più in alto, fino a far giungere, lungo una scala progressiva propria dei sistemi iniziatici, all‘unione con il Bene assoluto, l’Uno.
“giungere al culmine dei grandi misteri delle cose d’amore” dirà Diotima.
Platone forse si riferisce ad esperienze accessibili agli iniziati ai misteri di Eleusi e sperimentate di persona; sa benissimo che non tutti sono in grado di giungere a queste vette contemplative, ma lancia una sfida ad ogni lettore…

 

In valigia: l’Eros
(Per gentile concessione del Dott. Massimo Gramellini – “La Stampa”, 16 dicembre 2012 – LINK)

Ci siamo, è tempo di mettersi in marcia. Ho la valigia piena di storie, le vostre, e di parole come amicizia, libertà, convinzione, accettazione, risveglio. Ma devo assolutamente trovare spazio ancora per una che le comprende tutte – Eros – e per un libro, il mio adorato Simposio. E’ lì che ho imparato che l’amore non ha un perché, l’amore è il perché. E’ l’energia che collega e ispira ogni manifestazione della vita. Se poi in valigia ci fosse posto soltanto per una pagina, strapperei dal libro quella in cui Platone descrive la Scala dell’Amore:

“ Procedere dalle cose belle di quaggiù e salire sempre di più, come per gradini, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane, e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze ancor più su, finché non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello. E così giungendo al termine, conoscere ciò che è il Bello in sé.”

Ma chi ha osato definire l’amore platonico un sentimento virtuale? E’ quanto di più erotico si possa immaginare. Platone ci spiega che l’amore consiste nel desiderio di generare e partorire il bello, al fine di garantirsi l’immortalità. Attraverso l’energia dell’amore si può generare un figlio, una legge, un’opera d’arte. Tante sono le creazioni possibili e tutte meritevoli. L’essenziale è che durante l’atto creativo l’uomo si lasci impossessare dalla passione. E’ la passione che lo mette in sintonia con l’energia dell’universo che gli consente di creare. Nella visione poetica di Platone, questa energia assume la forma di un dio chiamato Eros che invade chiunque sia innamorato di qualcuno o di qualcosa. Eros non è l’amato, ma l’amante. Ecco il messaggio più profondo del libro.”

 

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