Sincronicità

« La causalità è solo un principio, e la psicologia non può venir esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito vive ugualmente di fini. »

Carl Gustav Jung

 

L’idea di sincronicità si basa sulla ipotesi di una relazione concettuale tra menti e idee. Tenta di definire la natura della relazione tra  eventi apparentemente non direttamente connessi da relazioni del tipo causa-effetto. Se la causa precede l’effetto, quando due eventi concettualmente correlati avvengono simultaneamente, la causa sembra essere contemporanea all’effetto. In questo caso Jung suppone che la sincronicità riveli una logica sottostante più profonda, più vasta della griglia di cause ed effetti ove sono collocati gli eventi osservati.
Jung descrive la sincronicità come “l’accadere temporalmente coincidente di eventi a-casuali”, infatti era convinto che molte esperienze percepite come coincidenze non sono frutto del “caso” ma manifestazioni di eventi paralleli, circostanze provocate da dinamiche sottostanti e di carattere concettuale che non ubbidiscono alla logica più immediata di una causa-effetto visibile, ponendo anche le basi di una continuità tra spazio fisico, mentale e metafisico dove ogni singolo elemento è connesso ed interagisce con qualsiasi altro, anche su un piano a-temporale, oltre che a-casuale.

Se la legge di causa-effetto funziona nel mondo delle medie dimensioni, le cose cambiano quando abbiamo a che fare con la struttura invisibile e infinitamente piccola della realtà, la fisica delle particelle, campo di indagine della Meccanica Quantistica. Il principio di indeterminazione di Heisemberg ci dice che non possiamo conoscere con precisione assoluta lo stato di un sistema e che questo non dipende dall’inadeguatezza degli strumenti impiegati la è la caratteristica intrinseca della realtà: il mistero.
L’evidenza sembra suggerirci che l’analisi causale è un’ipotesi di lavoro che ha suo campo di applicabilità e attendibilità, ma che non può essere estesa a unica interprete dei fenomeni naturali, in quanto l’intima natura dei fenomeni è di natura non causale. In realtà il caso è il nome che noi diamo a una legge non riconosciuta, quella della sincronicità per l’appunto.

Attualmente gli sviluppi di settori di avanguardia della fisica moderna, come ad esempio la meccanica quantistica, la nuova cosmologia, la teoria del caos, continuano a illuminare l’immaginazione con possibili concrete connessioni fra la fisica e la psiche e Jung ha il merito di aver gettato un ponte tra il mondo scientifico (la dimostrazione di teorie attraverso l’osservazione empirica e clinica) e il mondo della divinazione (L’Oracolo dell’I Ching, i sogni premonitori, le coincidenze significative, l’immaginazione mitopoietica). L’astrologia si basa per l’appunto sul principio di sincronicità, ossia non considera l’ “influenza delle stelle” in senso causale.

In un caso famoso, descritto nel suo libro “La Sincronicità“, Jung descrive il caso di una donna che nel sogno aveva avuto in regalo uno scarabeo d’oro (lo scarabeo è il simbolo della rinascita). Mentre la donna raccontava il sogno a Jung, dai vetri della finestra dello psicologo, si avvertì un rumore. Era uno scarabeo. Jung lo fece entrare e lo raccolse mostrandolo alla donna che ebbe un salto quantico di consapevolezza.
Una delle citazioni utilizzate spesso da Jung sulla sincronicità è tratta da “Alice nel paese delle meraviglie “ di Lewis Carrol, dove la Regina dice ad Alice: “E’ una memoria ben misera quella che ricorda solo ciò che è già avvenuto”. Perché solo un osservatore capace di ricordare il futuro sarebbe in grado di comprendere immediatamente e spiegare il principio della sincronicità.

 

BIBLIOGRAFIA: “Sincronicità” di C.Gustav Jung

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